|
domenica, 28 ottobre 2007
venerdì, 12 ottobre 2007
credo sia finito il tempo di pensare soltanto al passato. da oggi, cambio blog. se vi va, potrete trovarmi su http://ghirigoribaumann.blogspot.com, dove linkare un video, tra le altre cose, non è un'impresa titanica. a tutti coloro che mi hanno accompagnato nell'anno zero della mia nuova vita a barcellona dico grazie, grazie mille. è ora di calare il sipario del primo atto. un abbraccio.
mercoledì, 10 ottobre 2007
ho un'amica a barcellona.
lunedì, 08 ottobre 2007
no, nulla, era solo che, anche se la data dice 8 ottobre, il realtà è il 9. il blog compie un anno. niente, era per celebrare l'evento. sto diventando un geek.
un anno dal primo post: lo scrissi in ostello, nell'ostello dove sarei andato poi a lavorare dopo qualche mese. cos'è cambiato? be', chi mi ha seguito quest'anno nella Città Comitale lo sa già. sa cosa faccio ora, sa che sto meglio rispetto ad un anno fa, sa che con il tempo sono perfino riuscito a sfondare il muro della paludosa burocrazia ispanica, sa che sono ancora solo, sa che questa città la amo più di quanto la odii, ma che a volte qualche dubbio mi viene. non sa che da qui a una settimana sarò a Nijmegen per un colloquio di lavoro nato casualmente dal passaggio da queste parti di un professore olandese, per il cui programma di dottorato avevo fatto domanda mesi fa e che avevo già rimosso. non sa che il mio tempo materiale raramente corrisponde a quello spirituale, e avverto come recenti mancanze che, oggettivamente, recenti non sono. che per me, pensare alla francia, significa pensare a una persona sola che è ancora lì nel limbo degli scomparsi, ma che stento a credere morta. nelle giornate che passo quasi senza parlare con nessuno, a girare vorticosamente per la città pomeridiana tra plaça de la Mercè, corsi di lingue e corsi tenuti male di musica elettronica, quando finalmente mi fermo e trovo respiro a casa, e mi disconnetto da messenger, mi torna quell'inappropriato senso di malinconia per la strada irrimediabilmente sbagliata e senza ritorno che prese il mio passato tempo fa. quando guardo fotografie di parigi, non posso fare a meno di pensare a belleville, alla neve, a un lunghissimo bacio sotto la pioggia, alla protezione dell'intimità, e poi da lì mi ritrovo ad Uppsala, con il suo sorriso in una caffetteria semideserta, e a Vaxholm, a mangiare una enorme semla sulle rive del lago ghiacciato, e poi allo Sväj, a Stoccolma. ricordo che quella sera proiettavano in muto un cartone giapponese totalmente folle, e bevemmo cioccolata. faceva freddo, a marzo, a stoccolma. il passato non scompare con il tempo, ma al contrario si cristallizza in forme che credi di conoscere alla perfezione; ma scopri che non è così, che c'è sempre un particolare nuovo di cui non ti eri accorto: nuovo e più bello, che era sfuggito a un esame pure attento. dovrebbe essermi chiaro, ora, cosa in realtà mi manchi; dovrei essere riuscito a scindere, dopo tutto questo tempo, la malinconia dovuta all'essenza stessa del ricordo e la mancanza di chi, di quel ricordo, fu parte totalizzante. ma invece ancora non ci sono riuscito: avverto solo una forte, piena tristezza; dovunque io sia, sono sempre lontano.
venerdì, 05 ottobre 2007
Non spenderó neppure due parole sul concerto d'El Bicho a cui ho assistito ieri sera al Barcelona Teatre Musica. Ne spenderó solo una, di parola, straordinario, rimandandovi a www.barcelonamusic.net per l'articolo che pubblicheró tra oggi e domani. Anzi, qualcosa che nell'articolo non potró sicuramente scrivere la scriveró qui: ieri ho scoperto che esiste almeno un gruppo spagnolo contemporaneo di altissimo livello musicale. Frustrazioni del giovane viaggiatore: avevo pensato di andare in Galizia per quello che viene detto con dubbio gusto 'ponte dei morti', nemmeno fossimo in un dylan dog. Prezzi proibitivi, o viaggi di 17 ore, o viaggi di 17 ore a prezzi proibitivi. Ancora una volta, niente Galizia, i celti sapranno aspettare l'inverno. Ma purtroppo la città decente piú vicina a Barcellona - e che non siano Valencia o Madrid, dove già sono stato un paio di volte - è lontana parecchie centinaia di chilometri: cosí, sono stato costretto dal complotto massonico-plutocratico geografia-finanza a scegliere una soluzione alternativa. Ora, se è vero quanto scrivevo prima sull'ubicazione di Barcellona, è anche vero che dei vantaggi, ad abitare in una regione di confine, ci sono: insomma, si va in Francia. Tragitti minori a prezzi minori, meno stress da aeroporto e da sveglie antelucane, ho cosí progettato l'invasione della costa sud del territorio gallico che, come tutti i liceali sanno, è diviso in parti tre. Come la nutella. E tre saranno i luoghi che vedrò: Montpellier, Carcassonne, e Perpignan (o Perpinyá, in catalano, visto che è pur sempre in Catalogna). Trovati i mezzi di trasporto, bisogna cercare gli ostelli. Iniziamo da Carcassonne, la cittadina piú piccola delle tre: se c'è un posto in cui i posti-letto possono esaurirsi per primi, è qui, in questo paesino fortificato di notevole bellezza e affluenza turistica. Motore di ricerca: hostelworld, compagno di ore passate alla reception dell'ostello dove lavoravo. 'hostels, Carcassonne, 1 person, 1 night'. Niente. Quasi niente: trovo un B&B a 10 km dal centro a 25 euro, e una pensione da 35 euro a 35 km. Bah, proviamo a cercare prima a Montpellier, cittá di studenti, in cui tutti coloro che hanno amici in erasmus penseranno bene di andare per questo ponte, e seconda localitá per difficoltá posti-letto. 'hostels, Montpellier, 1 person, 1 night'. Niente nemmeno lá: alberghi, hotel, quanti ne vuoi: ostelli, niente. Inizio a pensare che sia quantomeno singolare che in Francia, in due località turistiche, non ci siano ostelli. Inutile dirvi che la scena si ripete anche con Perpignan. Zero. Niente. Res de res. Ed è stato proprio qui che è balenata la sopraffina intuizione del linguista consumato (dalle balle, sicuramente), o forse il semplice buon senso dell'uomo comune, o il ricordo di un film sugli erasmus girato a barcellona: sto cercando qualcosa in Francia, nel paese più sciovinista d'Europa, che traduce perfino un'espressione semplice come 'sfilatino di pane abbastanza sottile, ma di lunghezza considerevole' con l'insulsa parola 'baguette', o 'oggetto di ceramica in cui ci si può lavare le parti intime' con l'orribile 'bidet', o ancora 'sensazione, di durata istantanea, di aver già visto o vissuto un evento' con il cacofonico 'déjà vu'... insomma, io sto cercando un ostello in un posto del genere su un sito che si chiama hostelworld, che utilizza nella sua denominazione non una, ma addirittura due parole in lingua anglosassone. I Galli, non lo scopro io oggi, sono capaci di perdere gli immensi vantaggi economici e di notorietà che verrebbero dall'associarsi ad un sito di fama mondiale per la ricerca di ostelli pur di non usare una parola in una lingua diversa dalla loro. Per forza non trovo ostelli! Non esistono hostels in Francia, né mai n'esisteranno. Esistono auberges. Improvvisamente, i centri di Montpellier, Perpignan e perfino Carcassonne fervono di vita, e si popolano di giovani alloggiati in auberges, fino a poco prima nel'iperuranio dell'innominato. Maledetti galli...
giovedì, 04 ottobre 2007
vorrei saper essere poeta, cogliere l'essenza delle cose e saperle trasformare in parole e suoni: un tempo, non avevo nemmeno bisogno di parole, mi bastavano i sigur rós, la sera, e una finestra su napoli. era il tempo in cui non ero ancora inaridito dalla coscienza dell'inganno dell'amore, in cui credevo che tutti i miei dubbi si sarebbero risolti spostandomi di parecchi paralleli a nord, in cui credevo di avere mille potenzialitá che prima o poi si sarebbero trasformate in atto; il tempo in cui leggevo Kierkegaard e mi ci trovavo cosí d'accordo che iniziai a pensare che anche la mia vita avesse tre fasi, e che senza dubbio stessi attraversando quella estetica. ora che arido lo sono diventato, peró, di atmosfere poetiche non riesco nemmeno a pensarne senza che si dissolvano dopo un attimo in un fastidio interiore causato principalmente dal fatto che la realtá in cui vivo ora di poesia non ne ha, e ubriaca di festa perpetua gli animi in pena esistenziale. risposte, queste anime, non ne trovano, ma s'inebetiscono a tal punto da non volerne piú nemmeno cercare.
martedì, 02 ottobre 2007
be'... insomma... dopo tutto questo tempo, mi sembra sia il caso di dirlo... eh, sí...
signore e signori, ma soprattutto nUbildonne, sono borsista! una borsetta piccola, di quelle che danno ai supermercati in italia, quelle di plastica bianca, quelle che la commessa deve sempre aggiungere al conto successivamente, quando ti accorgi di aver dimenticato a casa le mille altre borse che avevi conservato per riutilizzarle, e che stanno lí da mesi; non un valigione di design svedese, quindi, né uno firmato dalla nota casa di moda Marie Curie. Ma pur sempre una borsa. Anch'io, da oggi, signore e signori, sono entrato a pieno titolo in quella che qui nello stato spagnolo chiamano "generación mileurista", che si traduce quasi uguale: "generazione milleurista". A questa poco piacevole categoria della sopravvivenza media, di cui fanno parte tutti gli uomini e le donne che percepiscono uno stipendio che si aggira attorno ai mille euro, appartiene una buona fetta della popolazione barcellonese: quelli che lavorano nei call-centre, in diverse banche, nei negozi di vestiti, alla reception di ostelli... e anche i ricercatori sovvenzionati dal ministero dell'Universitá spagnolo, dalla Generalitat (la Regione) de Catalunya, o da borse di studio delle singole universitá, alla quale ultima categoria io appartengo. sembrerebbe cosí che quasi tutto quanto accaduto negli ultimi due anni acquisisca improvvisamente un senso (o almeno finché non decideró che non è questo quello che voglio fare nella vita, e rinunceró alla borsa a favore di qualche altra delle mie solite trovate piú o meno intelligenti): l'anno ad edimburgo che costó cosí caro (economicamente a mio padre, e psichicamente a me), l'altro anno buttato qui in cerca di nemmeno io sapevo cosa, e quando l'ho capito ci si sono messe le segreterie di facoltá e il processo di bologna di mezzo; i pochi mesi a lavorare all'ostello...giá, tutto sembrerebbe avere senso ora.
peró, a guardare bene, la veritá è che il senso è tutto fuorchè qualcosa di prestabilito, e probabilmente le cose avrebbero iniziato ad avere senso anche se avessi scelto un altro dei mille universi a mia disposizione, e forse la strada che ora mi ha portato qui è stata finora una delle più insensate che potessi scegliere. il sottonick di una mia conscente, su msn, l'altro giorno, diceva: 'i passati non realizzati sono rami di un albero: rami secchi'. a me, invece, piace piú vederli come fiori secchi, la cui bellezza cambia di qualitá, ma non svanisce, al passare del tempo.
domenica, 30 settembre 2007
non ci tornò, alla fine, ad Helsinki. né rimase a Barcellona. O, per dirla meglio, tornò ad Helsinki il tempo necessario a raccogliere le sue cose, salutare Kauno e pochi altri che ancora erano lì, fare l'ultima, malinconica passeggiata al Kaivopuisto, e poi andò via. Si lasciò alle spalle un anno dopotutto deludente dal punto di vista relazionale, lavorativo e sociale, chiuse il capitolo Finlandia, e spostò il nastrino verde scuro del segnalibro alla pagina successiva, bianca. Ci aveva pensato molto, prima di prendere quella decisione. Quelle decisioni: primo, se andarsene, e secondo, dove andare. Perché era chiaro che lui, nella Ciutat Comtal, non sarebbe rimasto che un breve interregno. Ci aveva pensato forse anche troppo, com'era suo solito, ed aveva deciso di realizzare un'aspirazione che aveva dall'anno prima, l'epoca del viaggio con Joan, ma che non si era mai deciso a concretizzare: indubbiamente, la via nordica era stata più semplice, anche grazie alla presenza, nei primi tempi, di Niina. Ma giunse alla conclusione che fosse arrivato il tempo di seguire, almeno per qualche tempo, il consiglio della sua amica e coinquilina a Barcellona, Jolanta, e di prendere la strada dell'est. Cracovia. Sarebbe andato a Cracovia, dove peraltro conosceva alcune persone che avrebbero potuto aiutarlo nei primi tempi.
sabato, 29 settembre 2007
fino a prima di arrivare al fòrum, quando ancora mi aggiravo per il feto al sesto mese di quello che sarà tra breve il quartiere 22@, avevo in mente di scrivere un post documentativo proprio sul progetto 22@, che trasformerà uno dei quartieri periferici della città, il poble nou (villaggio nuovo) in un'idra a nove teste dell'architettura contemporanea, centinaia di metri di grattacieli, parchi e centri commerciali.
poi sono arrivato al fòrum, c'era un uomo in giacca a vento e cappello pesante seduto a pochi metri dal mare (il cappello, ovviamente), sotto un lampione, che leggeva. e ho pensato che avrei voluto ci fossi tu, lì, con me, ad ascoltare la risacca, godere del silenzio, e ad apprezzare il frinire di quello stracazzo di grillo da 100 decibel e le allegre punture di una quantità di zanzare notevole (ma sempre meno che in quella notte). e invece, con quel grillo e quelle zanzare, sono stato costretto a farci amicizia per non sentirmi solo.
come un bambino che, la mattina di natale, scopre di non aver avuto regali, mentre i suoi vicini di casa sì ed escono a giocare davanti a lui, così mi rendo conto, attraverso le pareti della mia nuova stanza, che nell'appartamento a fianco al mio c'è una festa. e, ovviamente, perchè invitare i vicini?
ormai sono giunto alla conclusione che devo vivere in questa casa come se ci abitassi solo. e così sto facendo.
concerto acustico stile misto in un'officina di riparazione per biciclette: dell'officina non aveva davvero l'aspetto, a parte le bici e i copertoni appesi al muro. pareti azzurro scuro, contorni gialli. bella musica; dietro il gruppo proiettavano, su uno schermo distorto, les triplettes de belleville (ovvio, ero in un'officina di bici) senza colonna sonora. alla scena in cui le triplette cominciavano a cantare mentre la nonnina suonava i raggi di una ruota di bici, avrei voluto che il gruppo, per quanto bravo e atmosferico, cessasse di suonare. il resto della serata è stato così anonimo che forse è il caso che ve lo racconti per conciliarvi il sonno. ma forse anche no.
 Create your own visitor map!
|
|